Nudità…

1 Gennaio 2007 26 commenti


Con l’umilità di poche righe
cammino su questa landa
che appare abbandonata
ed era invece
sorvegliata speciale
tenuta sotto stretto controllo
da quest’anima maledetta
per non rischiare
di arrendersi
all’evitenza della sua inettiudine

Eccomi qui, nuda
per dire
a tutte voi
inquiete anime vagabonde
che li sentivo i vostri occhi sulla pelle
che li vedevo i vostri pensieri
che v’incontravo
da un capo all’alto della notte
anime ostinate
che vi ringrazio
per non avermi dimenticata
e chi l’ha fatto meglio così, per sè

Sono qui
a guardarvi
dritta lì dov’è il mio posto
in quel maledetto buco nero
che nuoce gravemente alla salute delle
insane certezze domestiche

Buona Vita a tutte
una ad una,
anime superstiti
agli occhi di neve
in cui mi sono riflessa
e agli sguardi segreti che mi hanno
seguita con fiducia.

L’augurio
di saper riconoscere i propri sogni
con il coraggio della propria ignoranza
seme fecondo di ali nuove.

Un abbraccio,
chiara

L’avventura di uno sguardo salato…

31 Agosto 2006 25 commenti


Su una piccola falce di terra salvata da torbide acque mondane, camminano un Uomo e una Donna.
Sono uno di fianco all?altro, nel buio iracondo una notte brandita solo da un pugno di stelle.
La sabbia bagnata inghiotte i loro passi estranei.
L?odore sconosciuto del mare invade le loro morbide carni come qualcosa di atteso e nuovo, che s?aspetta da una vita e non s?aspetta così.
Sulla destra rami bagnati godono della falce di luce che dal cielo cala suggestiva.

Su una spiaggia demodè, un Uomo e una Donna, in silenzio.
Il mondo è a soli pochi kilometri di distanza, ma tutto il mondo voglio dire, c?è gente da ogni dove su questa lingua di terra che per due settimane all?anno risuscita dal suo meraviglioso torpore.

Le loro vite sono distanti anni luce dalla tranquillità sospesa di questo momento. Le hanno lasciate dietro quei rami, vecchi cappotti stesi alla luna.

Non si toccano, non si sfiorano nemmeno. Ogni tanto si guardano, poi si voltano verso la spuma bianca delle onde notturne, infine sui loro passi. E tornano a guardarsi. Un cerchio di muta perfezione.
L?atmosfera infonde voglia di spogliarsi completamente di abiti e maschere di scena, di svestire le anime, con la libertà incomparabile che si ha tra sconosciuti.
Nella danza misteriosa della notte, tra i passi bagnati, sguardi acuti si dicono cose indescrivibili. Cose che non pronunciano per paura che il vento possa rubarle e portarle lontano, al di là degli alberi, tra i palazzi e la gente e, una volta lì, essere perse e dimenticate.
Dicono parole che il mondo non può sentire e piangono e ridono, in segreto profondo.
Il vento soffia leggero ma continuo e il profumo d?abisso si attacca alle narici e alla pelle.

Una nuvola ha abbandonato il cielo, lasciandoli quasi completamente in balia della voragine lunare.
Improvvisamente l?Uomo perde il ritmo. D?un tratto il suo sguardo si fissa ombroso sulle orme bagnate. La Donna è immobile verso di lui, in attesa che la danza segreta continui.

Orfana dei suoi occhi, lo osserva con una tenerezza che lo spaccherebbe in due, se solo si voltasse.
Ma lui è impigliato nelle trame oscure della sabbia. Lei continua ancora a fissarlo con un?insistenza che ora mischia dolcezza a rabbia a dolore.

La loro storia fatta di maree e risacche è già tutta scritta sulla sabbia bagnata di questa notte vagabonda, tra orme che s?inseguono e non si raggiungono e profumo che invischia le vene e luce che assale ingorda la penombra necessaria a sognare.

La Donna fa un gesto che l?Uomo capirà solo molto più tardi, solcato da una luce tiepida che non ne restituirà l?originaria intensità. Si accuccia sulla sabbia bagnata, nel punto esatto dove lui ha abbandonato il suo sguardo immobile e raccoglie i suoi occhi. Ora sono stretti tra le piccole dita furibonde della sua mano sinistra. Inaspettatamente l?Uomo si scopre accecato dalla semplicità irriverente di quel gesto. Ora che lei ha rapito i suoi occhi non può smettere di guardarla, con un?insistenza vorace che mette i brividi.

La luna scintilla in cielo, esibizionista e magica.
La sua fierezza maliarda spoglia il mare, che resta nudo, senza difese. Fra un secondo la luce inizierà a calare e le onde ingorde placheranno il loro moto, per ricominciare fatalmente domani. L?apice dell?amore e l?inizio della morte coincidono.

L?Uomo, rapito dal misterioso gesto di lei, continua ossessivamente a fissarla. E? allora che lei, con la mano rimasta libera dalla sabbia, accarezza lievemente i suoi occhi fino a chiuderli. Lui si sente preda di un oscuro miracolo, cui sa di doversi abbandonare, seppure senza comprenderne a fondo il senso.

Ad occhi chiusi il rumore del mare si fa più profondo, l?odore più penetrante, la presenza di lei più viva. Lentamente qualcosa gli sfiora i palmi schiusi, lasciandogli una sensazione di gelido incanto. Aspetta un attimo prima di aprire gli occhi, insicuro su cosa sia giusto fare. Poi apre lentissimo le palpebre, per paura di aver sbagliato i tempi, per timore di rompere la magia.

Sta albeggiando. Il mare invade completamente il campo visivo. La luna, esausta dopo la lunga notte d?amore, si è trasformata in una piccola macchia bianca. Anche il moto vorace del mare si è fatto lieve.
La Donna non c?è. L?Uomo si gira da ogni lato, invano. La luce mattutina invade ogni particolare e offusca i segreti notturni.
Lo sguardo della notte l?ha abbandonato, tra le mani scorre la sabbia bagnata che ha ancora i segni vivi delle sue incantevoli dita.

Open Eyes…

16 Agosto 2006 12 commenti


In attesa di segnali
da un futuro incerto
vivo quest’estate ambivalente
in balia dei suoi capricci
delle sue stranezze e delle inquietudini
che mi riversa addosso

Non ci sono più domande.

So cosa è giusto e sbagliato

conosco i nomi dei colpevoli

l’odore acre dei loro sospiri

le mani sudicie di dolore

le anime ingorde

che ho saziato quotidianamente

Qualcuno ha detto che non esistono risposte
ma solo domande.

Io dico che senza una risposta ogni tanto
si rischia di affondare
con l’illusione di esser
dei poeti.

Il padre…

11 Agosto 2006 5 commenti


Quel pomeriggio non era andato proprio come voleva.
In realtà non lo sapeva neanche lui come l’avrebbe voluto, sapeva solo che sarebbe stato diverso da così.
A questo pensava mentre con il trapano bucava il muro del suo futuro salotto, riparando ai danni che, come sempre, gli “amici” di suo padre gli avevano procurato, avendo avuto la brillante idea che il contatore, lì dove l’addetto dell’enel dopo un accurato studio l’aveva posizionato, così bene non ci stava.
“Ora avrei potuto essere a casa a suonare o in montagna steso su un prato o perfino a studiare o ad annoiarmi con lei”. Tutto pur di non essere lì.

Nessuno poteva capirlo.
Non potevano capirlo i fratelli, che erano legati a quell’uomo da un legame di ambivalenza ognuna diversa a suo modo. Non poteva capirlo la madre, così presa dal suo faticoso ruolo di mediatrice familiare da aver scordato tutto il resto. Nè tantomeno amici o parenti, che vedevano le cose solo dal di fuori.
Nemmeno lei poteva capirlo. Lo sapeva, certo, ed era già un ristoro non dover mascherare il suo fastidio, la scomodità di quel ruolo di tappabuchi che in quanto figlio maggiore gli era cascata addosso, l’assenza di vero distacco, la presenza di quell’amore scomodo.

Quanto avrebbe voluto essere lontano da quei muri polverosi che risucchiavano il disprezzo di quell’uomo. Quanto gli pesava quel continuo senso d’inutilità che gli faceva cascare addosso.

Il peso di quelle ore trascorreva lento tra scaglie di fastidiosa polvere e quiete. Il rumore del trapano sviscerava l’inafferrabile rancore che si portava addosso.
I suoi pensieri come cenere si posavano sul suo sguardo attento, uno dopo l’altro, instancabili.
Non poteva farne a meno. Non riusciva a farne a meno.

Ma anche la polvere doveva avere una ragione.
E un giorno ci avrebbe ballato assieme.
Leggero.

Ballata per un fiore appassito…

4 Agosto 2006 8 commenti


Danza macabra
danza nera
che vieni di corsa
che urli la sera

Danza di pietra
di aria e sale
onde rosse
lampi di temporale

Un passo dietro l’altro
dall’azzurro all’asfalto
veloce come il vento
il tuo capitolare
per non rivelare
il segreto che non potevi urlare

Ma io avrei potuto parlarti fiore rabbioso,
avrei dotuto provarci sole silenzioso

Invece ti ho aspettata su quel corridoio
Per la paura di farti la morale
ti ho lasciata al tuo destino
per il terrore di farti ancora più male

Per la vergogna con cui
il mondo ha ignorato il tuo lamento
per l’imbarazzo con cui
nessuno ha strappato via il tuo tormento

Cercavi il suo amore
muta e fedele
ma hai trovato solo un giorno
di sole e di miele

Danza macabra
danza nera
sei arrivata di corsa
urlando quella sera

Danza di pietra
di aria e sale
hai avvinghiato la piccola
nel tuo accecante temporale

senza lasciarle il tempo
per un ultimo errore
senza lasciarle speranza
di un vero amore

Un sorso di vita…

25 Luglio 2006 21 commenti


Le mie pagine vive
ora ingiallite
emanano l’odore acre del passato
mentre impigriscono sornione
tra i giorni ostinatamente lievi
in una sosta troppo lunga
che non permette avanzo.

Le mie strofe maledette
non le sento addosso
spingere
perquotermi
afferrarmi
forte come prima

Il silenzio
è calato
tra le note ingiallite
di una vecchia melodia

mi aggrappo ad ogni sillaba
per non cadere vittima di questa voragine

So che dovrei scrivere
di qualsiasi cosa, ma dovrei farlo

E allora mi fermo.
La testa rimbalza da una parte all’altra della stanza
e scrivo quello che sento:
niente.

A volte capita così.

E perchè il niente non sia inutile,
io lo scrivo qui:
per i viaggiatori attenti
e quelli erranti
che si affacceranno alla mia finestra azzurra
a cui offrirò sempre
un sorso di vita.

Per uno sguardo in cerca di luce…

8 Luglio 2006 17 commenti


Attraverso la
microscopica bellezza
che si staglia
di fronte ai tuoi occhi
offuscati dal vento

Le tue ali torneranno
morbide e lucenti
ad accompagnarti lassù

fin nelle pieghe dei sogni
dove il buio
non fa più paura.

Gocce di vita…

6 Luglio 2006 15 commenti


La mia testa piccina cerca di fare capolino per studiare la situazione.
Sono nella folla di quest?estate metropolitana, così poco nordica e fredda stanotte da non sembrare neanche la mia città.
Siamo qui: almeno tremila teste come la mia, o forse, per loro fortuna, un po? più alte.
Vicino a me sfilano la mille umanità che la lontananza mi aveva fatto dimenticare: giovani con la kefia, altri camicia e sandali in pelle, ragazze dalle minigonne imbarazzanti, coppie annoiate, uomini grondanti di sudore. E cani, liberi e felici, in questo mucchio selvaggio che a loro deve sembrare un?oasi di libertà.

Sono tra la gente e non mi riconosco parte di questo entusiasmo patriottico che non lascia spiraglio ad alcun pensiero per novanta inesorabili minuti.
Come al solito nulla mi riesce più facile di: osservare. Provare emozioni nel guardare. Immergermi negli sguardi per immaginare storie, fantasie, desideri nascosti dietro quelle mani alzate, quelle voci urlanti, quegli occhi infuocati. Viaggiare sulla pelle altrui, come un piccolo parassita ingordo e vagabondo.

Eccomi: ora sono la minuscola goccia di sudore che sta scivolando lenta sulla fronte di un bel ragazzo moro, ora gli occhi di un cane bianco che s?immergono nel labirinto di tremila paia di gambe, ora l?anima di una donna che guarda tristemente speranzosa il suo compagno chiedendosi se almeno questa volta sarà soddisfatto di lei.

Poi, piano piano, sento salirmi addosso un brivido nuovo.
Qualcosa di sconosciuto si impossessa di me… ed io non so se accoglierlo o respingerlo, lo temo ma mi sembra di stare… bene.
I miei occhi vengono scossi da una voragine smeraldo e le voci non sono più assordanti ruggiti rabbiosi che travolgono il mio imbarazzante silenzio.

D?un tratto sento qualcosa di bagnato cadermi sulla mano.
La guardo: è una piccola, splendente, goccia di sudore. Il mio.

Il viaggio…

3 Luglio 2006 15 commenti


Durante il viaggio
guardo le attese pianure
che da sempre risiedono frenetiche
dietro le colline laboriose

Un sonno imprevisto lascia
senza scampo
le mie inquietudini disabilitanti
offrendomi un attimo
di pace in divenire

Il tempo
carico di vuoto
mi appare esteso all’infinito
assuefatto oramai
da una semisconosciuta abitudine
a tanta ingorda pienezza

Attorno a me
le nuvole vagabonde,
i volti stanchi che portano sudati
le loro storie a passeggio,
la mani nervose,
gli occhi fastidiosamente riguardosi…

Ricordi il giorno che arrivai?
Ci salutammo che con uno sguardo leggero e un ciao biascicato
e tu senza dire una parola
mi portasti su una rupe per mostrarmi da vicino
il volto del cielo

Durante il viaggio
l’azzurro intenso mi strizza l’occhiolino
ed io gli sorrido
con la stessa timorosa riconoscenza
con cui guardo le mani nodose di mio nonno
ricolme d’insondabile mistero
e di cupa bellezza
che sanno un po’ tutto
e un po’ niente

La valigia…

29 Giugno 2006 14 commenti


La straniera sta arrivando
porta con sé un carico d’ingenue illusioni
ma si renderà presto conto che qui le sue armi
non potranno nulla.
Idee strane svolazzano dentro la sua valigia a forma di farfalla
pensieri infamanti e intrugli dal misterioso effetto
che minaccia di gettare sulle nostre menti genuflesse
abitanti un luogo battezzato “oscuro smeraldo”
dove la libertà è rovina dell’uomo
e i mostri sono tali perchè
hanno insegnato loro ad essere sè stessi.

Pochi giorni ancora nel torbido verde paesano.
Assaporo gli ultimi frammenti di vita
che ho lasciato tra i rami delle tue malinconie.

L’odore acre dell’inizio
ha lasciato spazio ad un domestico aroma
intriso di silenzi e sprazzi di sfuggevole tenerezza.

Sotto i miei passi
vibrano echi di antiche memorie
e novelle scoperte

ma la penobra che fedele mi segue
non vacilla più
sotto il peso della tua infanzia eterna.

Qualcosa rimane
tra le pagine chiare e le pagine scure
e cancello il mio nome dalla tua facciata
i miei alibi e le tue ragioni
le mie accuse e le tue tempeste
scagliate senza sosta


La straniera sta partendo
portandosi via quel carico d’innocenti illusioni
che sguinzagliò al suo seguito
nel pomeriggio invernale in cui giunse segreta
e quelle idee oltraggiose e strane pozioni
stracolme di libertà che ci ha gettato addosso
rischiando di farci soffocare
sotto una coltre d’ossigeno.

Ma un seme per chi volesse
l’ha lasciato,
custodito nei pertugi segreti
di anime certe
d’ingannevoli conquiste.